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seminario di musica e grafologia e GLI HOBBY DI UN cantautore quando la musica si ferma

Un cantautore, durante una pausa forzata (e senza alcun sostegno pubblico) può fare ricerca, chiedersi da cosa deriva la musica, dialogare con sociologi e pedagogisti, provare a “incitare alla musica” con lezioni online bambini e anziani, parlare di canzoni e libri in tv… E magari, come attività principale, preparare un nuovo cd/album/playlist 😉

Infatti qui trovate la locandina del webinar di sabato 23 gennaio alle 16.30 a titolo “Identità e identificazione in musica e grafologia”. Mi occuperò di “Musica, appartenenza e inclusione”, la grafologa Katia Blasi si occuperà di “Identità e firma”. Come sperimentato in altri incontri, le due relazioni si intrecceranno e seguiranno gli eventuali spunti provenienti dai parrtecipanti virtuali.

Ricordo che il seminario online è ad accesso gratuito previa iscrizione al numero che leggete in locandina 3939490756 e dà diritto ai crediti formativi ANS (Ass. Naz. Sociologi) e ANPE (Ass. Naz. Pedagogisti). Le iscrizioni terminano alle 24.00 di venerdì 22 gennaio.

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AUGURI PER Un nuovo anno da “immaginare” per (RI)costruire

Ne ho parlato alle lezioni di fine anno, per me Imagine di John Lennon è un “canto planetario”, una canzone simbolo di unione tra le differenze. I virus che hanno “infestato” il 2020, in un senso “biologico e sociale”, per me si sconfiggono così, con l’unione tra le differenze. Un’unione vera, non quella “richiesta” agli altri per convenienza… Il mio augurio per il 2021, perciò, contiene il testo di Imagine 😉

Aggiungo agli auguri un pensiero di benedizione a chi, presente o assente, ci ha donato e continua a donarci ogni volta un’emozione bella, un sorriso, un ricordo felice!

Ah… E grazie a tutti coloro che ascoltano, fuori dagli schemi del mercato e dalle mode effimere, dai calcoli di presunto potere…La musica che resta, anche nella vita, è altrove. Magari resta nascosta ma è viva, per fortuna sa resistere sempre!

Perciò non si smette di fare la propria parte perché ci sia un mondo senza “virus pericolosi” di alcun tipo (razzismo, violenza, discriminazione, servilismo, cattiveria, malvagità, ecc.), lottando col sorriso. Buon 2021! Ora vado a suonare 😀 Un abbraccio a tutti voi!

Imagine – di John Lennon

  • Immagina che non ci sia nessun paradiso, è facile se ci provi
  • Nessun inferno sotto di noi, sopra di noi solo cielo
  • Immagina tutte le persone vivere per l’oggi
  • Immagina che non ci sia alcuna nazione, non è difficile da fare
  • Niente per cui uccidere o morire e anche nessuna religione
  • Immagina tutte le persone vivere la vita in pace
  • Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono il solo
  • Spero che un giorno ti unirai a noi e il mondo sarà come un’unica cosa
  • Immagina nessun possedimento, mi chiedo se puoi
  • Nessun bisogno di avidità o fame, una fratellanza tra uomini
  • Immagina tutte le persone condividere tutto il mondo…
  • Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono il solo
  • Spero che un giorno ti unisca a noi e il mondo vivrà come un tutt’uno.
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DOVE TROVARE ONLINE “LA BUONA NOVELLA E ALTRE ANALOGIE”

In risposta alle richieste arrivate (a proposito, grazieee!), il libro con canzoni La Buona Novella E Altre Analogie, liberamente ispirato alla Buona Novella di Fabrizio De André, lo trovate in edizione digitale completa su https://empateya.it/prodotto/la-buona-novella-e-altre-analogie-download-pdfmp3/

Per un regalo a Natale in musica & parole vai su www.empateya.it/shop/ I brani musicali si trovano anche sulle maggiori piattaforme online, ma rivolgendosi agli scaffali virtuali di Empateya Edizioni premiate direttamente la qualità, la libertà e l’indipendenza dei prodotti della nostra terra. Il vostro apporto a questo è fondamentale!

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NELLA PRESENZA, NELL’ATTESA O NEL DESIDERIO DI UN ABBRACCIO… TANTI AUGURI!

La speranza per il nuovo anno è che sia apportatore almeno di notizie migliori dal mondo (tra l’altro, non dovrebbe neanche “impegnarsi” più di tanto…).

Ma, se le lacrime sono speranza per l’Uomo, immaginare una futura felicità è già un momento di felicità! Infatti rappresenta la piccola luce diffusa nel buio o nella penombra, che è importante quanto il sole che, prima o poi, arriverà

Del resto “La tua vita non è la luce lontana, la casa, il luogo dove immagini la felicità, ma è la strada che percorri verso di essa. Avanza e costruisci nel presente. Il resto verrà, se ci credi fino in fondo. Accadrà all’improvviso e in un modo che non ti aspetti, che non ti piace del tutto. Ma accadrà” [La Buona Novella E Altre Analogie, pag.37]

E poi… “Se non immagini la felicità, non la riconoscerai mai quando arriva” [La Buona Novella E Altre Analogie, pag.58]

Insomma, nella presenza, nell’attesa o nel desiderio di un abbraccio gioioso… Tanti auguri!

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PAOLO ROSSI E IL SAPER COGLIERE L’ATTIMO

Impossibile, per gli italiani appassionati di calcio, non ricordarlo, sia per chi c’era che per chi non c’era – la memoria storica serve a questo 😉

Ai Mondiali del 1982 l’Italia visse una vera e propria fiaba calcistica, trasformandosi da comparsa in cui nessuno credeva a trionfatrice, dopo aver battuto meritatamente le squadre più forti dell’epoca: Argentina, Brasile e Germania Ovest nella finale (oltre alla Polonia in semifinale). Paolo Rossi forse rappresenta più di ogni altro il simbolo di questa favola sportiva: con 6 gol nelle ultime tre partite (finale compresa) diventò il capocannoniere di quei Mondiali dopo un inizio incerto e pieno di critiche (tra l’altro era tornato in attività da pochi mesi, dopo 2 anni di stop). Il suo trionfo cominciò con una tripletta inaspettata a un Brasile considerato, nonostante quella sconfitta, una delle squadre più forti di tutti i tempi.

Rivedo in tv quella partita piena di colpi di scena e di prodezze come rivedo ad es. i film di Totò, senza stancarmi mai. La visione d’insieme, la rapidità e il saper “cogliere l’attimo” con intelligenza e istinto, sono tra le caratteristiche più belle, secondo me, di un campione definito dagli esperti esile, fragile, senza particolari punti di forza ma unico per “fiuto del gol” e rapidità di pensiero e di azione. Fu soprannominato Pablito dopo gli exploit che aveva già compiuto nei Mondiali del 1978 in Argentina, a 21 anni.

Ciao “Pablito”… E grazie per le belle emozioni regalate!

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MARADONA SPIEGA IL SUO “GOL DEL SECOLO

Il 25 novembre ci salutano i ribelli: tra questi le sorelle Mirabal (per le quali è stata indetta in questo giorno la Giornata Contro La Violenza Sulle Donne), Fidel Castro, George Best e Diego Armando Maradona.

Come hanno scritto in molti, anche per me Maradona è un genio, ha interpretato il calcio e la vita senza mezze misure. L’emblema sta forse nei due gol che ha segnato all’Inghilterra nei quarti di finale dei Mondiali di Calcio del 1986: il primo è uno tra i gesti più antisportivi della storia del Mondiali (lo segnò di mano, incredibilmente non visto da arbitro e collaboratori), il secondo è un assoluto capolavoro sportivo!

In una video-intervista, che trovate su: https://www.youtube.com/watch?v=wdf2Wus6U3k&fbclid=IwAR1Mf5fwlJRwP0nbTDOWS30z3PaVa9M4ZKMJWFJaBAhK5X5X4RHOjjfIzi8 Maradona parla del suo secondo gol in quella partita, ribattezzato dalla stampa “il gol del secolo”: Maradona prende la palla nella propria metà campo e segna, dopo aver superato da solo mezza squadra dell’Inghilterra (considerata una tra le compagini più forti del torneo), compreso il portiere.

Nell’intervista, Maradona dice che, durante la corsa che lo ha portato al gol, lui osservava – ed è stato fondamentale – un suo compagno di squadra, Valdano, che si spostava parallelamente e che, quindi, ha costringeva l’ultimo difensore, poi dribblato da Diego, a intervenire all’ultimo momento, perché doveva tener d’occhio due avversari.

Poi ricorda che nel 1979, con la maglia della nazionale Argentina, giocando a Wembley (lo stadio principale di Londra) sempre contro la nazionale inglese, aveva fatto una giocata quasi uguale a quella del “gol del secolo”; solo che, invece di dribblare il portiere, aveva tirato verso il palo più lontano e il pallone era finito fuori, anche se di pochissimo.

Racconta Maradona: “Quando ritorno (a casa), il mio fratello più piccolo (nel 1979 Diego aveva 19 anni) mi dice ‘Perché non hai dribblato il portiere?’ Io lo guardo e gli dico ‘Ho fatto il meglio che potevo!’ Lui dice ‘No, avevi il tempo e lo spazio per dribblare anche il portiere!’. Questo era stato un commento di mio fratello più piccolo e al Mondiale (del 1986) io me ne sono ricordato mentre correvo a festeggiare il gol! Si vede che l’avevo considerato ed era rimasto in testa…”

Insomma, Maradona ci spiega come la genialità non sia solo istinto e abilità, ma anche frutto di ascolto, memoria e riflessione rapida.

Gesto di furbizia e errori ma anche tanta passione, bellezza e capolavori sportivi: tutto in una partita, tutto in una vita! Grazie “a prescindere”, genio della pelota!

“Che Maradona fosse un genio, nessun dubbio è possibile. E che i geni siano un tantino squinternati di cerebro è risaputo e ammesso da sempre (…) Maradona, come lei sa, ridava dignità inventiva e gestuale anche alle mani posteriori, divenute volgarissimi piedi da qualche milione di anni.“ (Gianni Brera)

Murale di Diego Armando Maradona a Caminito Street, a La Boca, Buoenos Aires.

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MUSICA-NON-MUSICA: CONTRO LA VIOLENZA E PER LA MEMORIA DEL 25 NOVEMBRE

Penso che il mestiere di musicista, di artista in genere, comprenda anche l’ascolto del “respiro” del mondo che ci circonda, perciò riprendo qui il post pubblicato il 25 novembre su https://www.facebook.com/Marco-Laccone-591919287568714 – è la pagina Facebook visibile anche a i non iscritti – che parla in breve delle origini della Giornata Internazionale Per L’Eliminazione Della Violenza Contro Le Donne, indetta dall’ONU il 17 dicembre 1999.

In Italia e in altri Paesi, il colore esibito in questa giornata è il rosso e un oggetto simbolo è rappresentato da scarpe rosse da donna, allineate nelle piazze o in luoghi pubblici, a rappresentare le vittime di violenza e femminicidio. La risoluzione ONU specifica che per “violenza contro le donne” si intende “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata” .

La Giornata Mondiale Contro La violenza Sulle Donne commemora il martirio delle tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, uccise barbaramente dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo (poi assassinato a sua volta l’anno dopo), a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, il 25 novembre 1960. Le tre sorelle sono passate alla storia anche con il nome di Las Mariposas (le farfalle), per il coraggio dimostrato nell’opporsi alla dittatura, lottando in prima persona per i diritti delle donne.

Come ho detto anche in un intervento in un convegno, per me la violenza si combatte, come donne e come uomini, togliendole il senso di affermazione di un qualsiasi ruolo di potere, svuotandola di significato, dando altri esempi, mostrando strade alternative di “armonizzazione sociale”. In questo meccanismo rientrano anche la musica e l’arte in genere, non perché debbano avere una funzione sociale specifica ma in quanto capaci di elevare il pensiero di chi le accoglie.

Alle donne è richiesto di essere forti, di costituire un esempio, per se stesse e per gli altri. Agli uomini la nostra società non richiede questo sforzo. Questo può essere una fatica discriminatoria imposta a priori (e va combattuta come tale), ma anche un punto di partenza per una società migliore. Alle donne – e a tutte le categorie che non si sentono rappresentate o tutelate a sufficienza dalla società e che quindi hanno in mano il germe del cambiamento – va l’appello ad avere consapevolezza di sé, a considerarsi essenza primaria, bellezza da trasmettere e accogliere così com’è, come ha diritto di essere.

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PENSIERO “SPICCIOLO” PER OGNISSANTI

In una scena del film di Tim Burton “La Sposa Cadavere”, chiamata sul web “Piano Duet”, i due protagonisti si “parlano” attraverso la musica, cambiando il proprio stato d’animo fino all’accoglienza dell’Altro Importante.

“Dove le parole non arrivano… La musica parla“: è una frase attribuita a Ludwig Van Beethoven che mostra una potenzialità importante della musica …

Con buona pace per chi, anche tra gli esponenti politici, evidentemente la considera – al pari dell’arte in generale – una “attività sociale non essenziale e a rischio di contagio”, a differenza probabilmente degli interventi estetici, del taglio dei capelli, dei pranzi di gruppo fino alle 18.00 ecc. ecc., attività consentite nell’ultimo decreto governativo emesso per l’emergenza sanitaria in atto, che vieta al contempo gli spettacoli al chiuso e all’aperto.

Il che implica, ovviamente, che TUTTE le attività debbano essere tutelate, in caso di chiusura per emergenza sanitaria, magari una volta tanto senza derivarne l’importanza sociale calcolando i soldi che “fanno girare” (sennò anche la prostituzione – fisica o “mentale” – e gli affari mafiosi andrebbero considerati), ma rispetto al benessere e al riequilibrio psichico che procurano nelle persone.

Anzi, le attività che “comunicano nella bellezza” e provocano “ascolto e dialogo a mente e cuore aperti” andrebbero considerate importanti proprio nei periodi di crisi, che portano cambiamento di abitudini e distacchi imposti (mi spiace, nello spazio di un post è la migliore sintesi che mi sia venuta in mente 😀 )

Partendo da questa semplice considerazione… Auguri a tutti! (Oggi in Italia si festeggia Ognissanti, la considero quindi la festa di tutti: santi di ogni tipo, donne e uomini e vite nella memoria … )

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DAL SALUTO AL CORPO ALL’ABBRACCIO TRA CUORI

Sperimentazioni didattiche, metodo per insegnare a leggere e suonare musica a qualunque età, atmosfera “sana e sanante” in un’aula… E poi concerti, spettacoli in piccoli luoghi nuovi… Ma soprattutto sorrisi, dialoghi, il piacere dell’ascolto e della condivisione, dell’incontro: tutto questo avviene a Modugno, nei corsi di “volontariato” presso l’Ute Modugno.

Se mi trovo in questo posto, dove il corso di musica e chitarra d’insieme è un esempio, per me, di vita sociale, il merito è di Maria Pia Corrado (oltre a Fulvia e Tommaso e tutti gli altri, ovviamente), che mi contattò in qualità di Presidente. Per me, l’UTE Francesco Del Zotti, marito di Maria Pia, è un esempio virtuoso di quello che una semplice Università della Terza Età e Tempo Libero può fare in un territorio del sud Italia.

Grazie a persone della qualità di Maria Pia e di chi ne prosegue l’opera, posso dire di essere contento di appartenere a questo “sud del mondo”.
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Perciò, per me è triste e vagamente crudele, anche se saggio e necessario, non poter salutare come voluto e come meritava Maria Pia Corrado, “mamma” dell’Ute Modugno e, come lei, altri cari andati via quest’anno (tra l’altro, anche se non consola, nessuno per covid)

Non c’è né panico né rassegnazione, è un patto che rende preziosa e irripetibile la vita. Alcuni devono restituire le ali, altri le branchie, altri le foglie, noi il corpo… Ma a ciascuno di noi appartiene la bellezza del “tempo raggiunto” e nessuno può sottrarci l’aria in cui “impariamo a volare”.

La musica, le parole delle canzoni, nella bellezza del loro mondo apparentemente piccolo (e per gli sciocchi “inutile”) servono a ricordarci questo.Del resto, come ricorda la stessa poetessa citata prima, la ribellione a questo la chiamiamo “anima”, è forse la nostra traccia di bellezza indelebile che rimane nell’infinito.

In questi giorni si registra musica nuova, per me. è un abbraccio tra anime (tra cuori) a tutti voi!

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“posso sentirli camminare ancora, dai fiumi in secca quando il fango affiora…”

Non è usuale che il testo di una canzone accompagni un articolo di quotidiano, così fa doppiamnente piacere questo articolo che riprende la notizia dell’inserimento di “Spettri” (traccia n.6 dell’album/cd/playlist “Niente Di Strano”) nel sito Canzoni Contro La Guerra ( www.antiwarsongs.org )

In effetti, per me “Spettri” è anche una canzone contro la guerra. Il brano racconta di un sogno che si trasforma in incubo (da qui le musiche nell’introduzione). Nell’incubo il protagonista segue una “guida sicura” per sfuggire agli “esseri marcianti” che gli fanno paura, salvo poi ritrovarsi a farne parte. Gli esseri da incubo sono una sorta di vampiri che “danzano nel sangue” e non hanno paura di guardarsi allo specchio, perché questo non ne riflette più l’immagine.
La canzone denuncia il rischio dei conflitti causati dalla crisi della cultura e dalla crisi dei valori che indirizzano verso accoglienza, rispetto e dialogo (“i fiumi in secca, quando il fango affiora”), dal dimenticare il passato (“per ogni lacrima dimenticata”), dall’accondiscendenza e dall’indifferenza verso quello che accade intorno.
In questo modo, tutti noi siamo potenziali “spettri” che marciano insieme lungo una “notte senza fine”.

Ma questa non è una storia già scritta, siamo noi con le nostre scelte (che cominciano dal quotidiano) che possiamo essere artefici (o “vittime”) del nostro destino.

Per la lettura dettagliata di questo e altri articoli, vedi anche www.marcolaccone.it/dicono-di-me Grazie!

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I FOLLETTI, LA MUSICA E LE EMOZIONI… POSSONO RENDERTI FELICE

Musica-non-musica nell’oggi, metto insieme una matroska di immagini per il “presente-futuro”

Immagine 1 – Una bimba di due anni e mezzo (come ha precisato lei stessa 😀 ) si alza improvvisamente e viene a ballare sulle note di Andiamo Via, durante la presentazione di un libro con gli amici Antonio Giampietro e Michele Condrò 😍

Immagine 2 – Alcune frasi di bambini di 4-5 anni raccolte nell’inserto del cd Niente Di Strano – il bello di un cd-audio è che si può anche da guardare, sfogliare, leggere 😉

Immagine 3 – Nei prossimi giorni tornerò a suonare dal vivo, in uno dei modi più significativi: un intervento per una serata in una comunità di accoglienza e recupero vicino Bitonto (Bari). Ci saranno note e parole tratte da La Buona Novella E Altre Analogie ☺️

Insomma, tutto questo per concludere che “i folletti, la musica e le emozioni ‘non esistono’ (cioè non li puoi toccare). Però ‘ci sono’ e, se riesci a ‘sentirli’, possono renderti felice!” 🌻

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Pubblicato sui social lunedì 8 giugno 2020, il giorno del funerale:

Ringraziamenti per giuseppe laccone, mio padre

Ho imparato che la musica (suonata o ascoltata) e le parole (scritte o parlate) possono aiutare nel dolore, quindi provo a scrivere adesso…

Ad alzarmi all’ora in cui ho cominciato a scrivere (le 4.30), dopo poche ore di sonno, per ripetere una lezione, per preparare un esame, per scrivere una lettera, per lavorare a una musica, me lo hanno insegnato mia madre e mio padre.

Giuseppe, il “medico delle piante” – avevo imparato da piccolo a descrivere così il suo mestiere -, faceva lo stesso, quando preparava una relazione nello studio di casa o quando si alzava per trovarsi già all’alba nelle campagne di Puglia, Basilicata, Calabria, Molise, per i controlli o le direttive su come difendere le colture. Lo ha fatto fino a qualche anno fa (se n’è andato sabato scorso a 94 anni)

Mia madre si svegliava quando mi sentiva alzare di notte per studiare, spesso andava in cucina in silenzio per preparare il latte e il caffè. A volte, quando mi diceva “Ma è troppo presto, ti alzi dopo” io rispondevo “Anche il babbo di là sta scrivendo” e chiudevo subito il discorso (anche se sapevo che la “protesta” di mia madre era solo “formale”) ☺️

Insomma, che sia “giusto” alzarsi presto per fissare le idee, per svolgere un lavoro (e per aiutare gli altri in silenzio), l’ho imparato in famiglia. Ogni volta che non mi pongo problemi di orario per riflettere e per scrivere, ogni volta che mi accorgo di aver svolto bene una quantità notevole di lavoro senza pensarci, sorrido e mi viene in mente mio padre.

“Passione nel lavoro”, “franchezza e coerenza”, “padronanza della materia”, “sempre sorridente”, “capacità di sintesi e di farsi capire da chiunque”, “mi ha insegnato un sacco di cose”, “forte tempra e orgoglio”, “sempre in prima fila”, “una persona straordinaria”… Queste sono le parole su mio padre che hanno ripetuto tutte le persone (amici, colleghi, professori universitari, responsabili di tv e di associazioni nazionali, professionisti ex-studenti) che sono venuti a trovarlo e che mi hanno alleviato il tempo passato nella camera mortuaria dell’Ospedale Mater Dei di Bari tra sabato e domenica. GRAZIE a tutti voi, oltre che per le parole di ammirazione per Giuseppe, anche per il vostro conforto! ❤️

GRAZIE a chi ha dedicato un pensiero, una preghiera, un sorriso, qualche parola per farsi sentire vicino ❤️ GRAZIE a Vittorio Filì, presidente ARPTRA, per le foto con mio padre che vedete qui
GRAZIE in anticipo a chi non lo sa ancora e lo farà nei prossimi giorni ❤️
E GRAZIE a chi sento sempre vicino ❤️

Il modo migliore per rappresentare i nostri cari è, secondo me, proseguire con determinazione nella vita, cercando di dare il meglio di noi stessi sempre, in qualunque cosa. Con passione, impegno e bontà d’animo.

Come ti ho detto ieri… “Ciao papà. E grazie!” 🌻

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Festa della mamma, della chitarra e del libro a modugno

L’importante non è ‘fare’ bella musica, è ‘essere’ musica bella per sé e per gli altri

In questi giorni di precauzioni per il virus Covid-19, si sarebbe tenuta a Modugno, vicino Bari, la Festa della Mamma, della Musica e delle Parole 😉, fatta di brani eseguiti da corsisti e professionisti, di mamme che offrono cibo e sorrisi e di letture emozionanti di libri e poesie. Per me rappresenta un incontro dai tanti colori e significati sin dalla sua origine. La festa nasce infatti da un episodio quasi fiabesco. Anzi, comincio a narrarlo con la formula tipica delle fiabe…

C’era una volta un luogo di incontro e dialogo a disposizione di chiunque, il “bancone di accoglienza” del Palazzo della Cultura di Modugno. Dietro quel bancone, potrei dire per una sua scelta di vita, ci trovavi l’ex farmacista del paese, Fulvia Del Zotti.

Fulvia era tra i responsabili, tra l’altro, dell’Università della Terza Età e Tempo Libero “F. Del Zotti” di Modugno, dove tengo a tutt’oggi un corso di musica e di chitarra d’insieme (ora con le video-lezioni).

Un giorno, l’8 marzo del 2012, mi trovo a passare di lì con la mia chitarra e decido di fare una sorpresa a Fulvia, un regalo per la Festa della Donna: una canzone! Sapevo infatti che Fulvia è una di quelle (rare) persone a cui puoi fare un dono così, fatto solo di emozioni e sorrisi, tanto prezioso quanto impalpabile.

Così le canto Piazza Grande, un brano che sapevo che lei amava (e che sarebbe stato fondamentale pochi giorni dopo, in un concerto incredibile – ma questa è un’altra storia 😅 )

Al termine, Fulvia mi fa: “Senti, perché non ti inventi qualcosa da fare qui, nel Palazzo della Cultura, per la festa della mamma?“. La guardo e penso al suo modo, al contempo umile e fiero, di essere donna e alla sua capacità di dialogare alla pari con tutti, compresa sua figlia – a proposito, ciao Vivianaaa! Smack! – Così le propongo di organizzare insieme, come Empateya e UTE, una festa che si occupa “del cuore (l’essere mamma), delle mani (il suonare la chitarra) e della mente (la lettura di un libro)“. Lei approva subito l’idea e mi dice che ne parlerà alla presidente, Maria Pia Corrado, agli altri coordinatori e alle donne dell’UTE, perché organizzino anche un buffet.

Così ha luogo, domenica 13 maggio 2012, la prima “Festa della Mamma, della Chitarra e del Libro”, che si è tenuta ogni anno a maggio. Perciò quest’anno, come “Festa della Mamma, della Musica e delle Parole“, sarebbe giunta alla sua 9a edizione. Ma c’è ancora tempo… 😉

Fulvia ha visto fisicamente solo la prima edizione di questo evento. Ma è anche per lei, per l’esempio che continua a dare grazie alla “memoria condivisa”, che si rinnova l’energia positiva che ci permetterà, a tempo debito, di rivivere questa festa nel suo senso più pieno 😊

Così, quando sarà possibile, avrò ancora il piacere di stare insieme a un gruppo di ragazzi, di giovani, di donne e di signori che hanno scelto di dedicare tempo ed energie vitali non solo per “fare” musica, quanto per “essere” bella musica, per sé e per gli altri.

Ne approfitto per ringraziare tutti coloro che, secondo me, fanno parte dello spirito di questa festa: l’UTE “F. Del Zotti” di Modugno, nella figura del suo presidente Tommaso Laviosa e, prima ancora, di Maria Pia Corrado; Lilly, Viviana e la famiglia di Fulvia, i corsisti UTE e tutti i vari partecipanti, musicisti e non, compresi i responsabili regionali e nazionali dell’Ass. Naz. Sociologi e dell’Ass. Naz. Di Azione Sociale – rispettivamente Ivan Iacovazzi e Luigi Favia – che hanno avuto la sensibilità e la disponibilità di sostenerla negli anni. Loro e tanti altri contribuiscono a fare musica bella, musica di vita. Grazie! 🌻

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Festa del 1 Maggio – Ai “lavoratori per l’umanità

Nella speranza, nell’attesa o nel riposo dal lavoro, riporto le parole di un personaggio del nostro tempo, che parlano di sobrietà e libertà.

“I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: ‘povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più!’.

I miei compagni lavoratori lottarono tanto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo le 6 ore. Ma quello che lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora più di prima. Perché? Perché deve pagare una quantità di rate: la moto, l’auto, e paga una quota e un’altra e un’altra e quando si ricorda [di chi ama] è un vecchio reumatico al quale già gli è passata la vita davanti! E allora uno si fa questa domanda: questo è il destino della vita umana? […]

La mia idea di vita è la ‘sobrietà’. Concetto ben diverso da ‘austerità’, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco.Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo “libertà”

😊

E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere.”

(parole di José “Pepe” Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015 – nella foto, insieme a Papa Francesco)

Auguri a tutti coloro che, nonostante le difficoltà, fanno della propria attività uno strumento di libertà e armonia del vivere! Buon 1 Maggio!

🌻

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La gabbianella e l’uomo che ci ha incitato a volare

“… E poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza [del campanile] di San Michele”

[citazione ripresa da IL MUSILIBRO trasmesso il 22 aprile] Grazie a Luis Sepulveda per il volo che ha donato non solo alla gabbianella Fortunata, ma a tutti noi… Ricordandoci che “vola solo chi osa farlo”.

Ora che anche lui vola libero, mentre le sue parole scritte diventano emozioni condivise, la mia “gabbia invisibile” mi ricorda l’importanza della letteratura, della musica e delle altre arti in ogni momento difficile. Sostenerle, acquistando ad es. musica e libri – e scegliendo con accortezza il suono, le parole, il dipinto, il gesto da ‘premiare’ – non è fare un’elemosina a qualcun altro, è mantenere in vita la nostra parte più preziosa: il cuore.

“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie [oppure suoniamo, dipingiamo, danziamo ecc.] perché siamo membri della razza umana… E la razza umana è piena di passione! Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento… Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita!” [dal film “L’Attimo Fuggente”]

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Da “Pazzi Al Microfono” a “Il Musilibro”: una vacanza dall’isolamento

In questo periodo di “isolamento preventivo da Covid-19”, oltre che in qualche intervista, sono presente su web-tv, ogni settimana, nei programmi Pazzi Al Microfono (lunedì, mercoledì e sabato alle 19.30 circa 😉 ) e nelle repliche de Il Musilibro.(mercoledì alle 22.00 precise 😀 ).

I contenuti dei due programmi sono molto diversi: Il Musilibro unisce, in musica&parole, una canzone con un libro, ha uno stile discorsivo ma “quasi letterario”; Pazzi Al Microfono, invece, ha uno stile goliardico, in cui si parla (e si suona) “a ruota libera”, spesso per il puro gusto di divertirsi e senza troppi perbenismi. In qualche messaggio mi è stato chiesto di spiegare cosa mi ha portato, come autore e musicista, a far coesistere due modi di espressione quasi in contrasto tra loro, che il mercoledì vanno in onda praticamente di seguito su Rado Dee Jay Team Web. Provo a farlo qui, ringraziando innanzitutto gli ascoltatori che mi seguono musicalmente e mi hanno dato occasione di riflettere su questo argomento!

In Pazzi Al Microfono mi trovo circondato da volti giocosi, in reazione alla situazione di preoccupazione che ci coinvolge tutti. Immagino di rivolgermi idealmente alle “solitudini di periferia” e, di conseguenza, accolgo anche un “linguaggio di periferia”. Il dialogo è fatto, a volte, di memorie di strada ascoltate (non ho vissuto direttamente le “strade di periferia”) e memorie di scuola fatte di pagine lette e scritte, amici, canzoni sotto la luna, ma anche memorie di “eccedenze ormonali” e scoperta della “comunicazione sessuale” – esiste anche quella, ovviamente 🙂

Tutto questo per me si collega alle cose che scrivo e canto nei libri e nei cd pubblicati (o da pubblicare), nelle opere teatrali, nei concerti da cantautore, attraverso la sincerità nelle memorie e la coerenza nelle parole. Significa, in pratica, riportare sia la luce che l’ombra nei ricordi (altrimenti è meglio “glissare”) ed esprimere il proprio pensiero senza sforzarsi di essere conformi al “pensiero comune consentito”. Per un artista, “esserci” in ciò che esprime, senza paura, ritengo sia un “esercizio di vita” fondamentale…

Me lo hanno insegnato molti artisti che ho “incontrato” attraverso i libri e la loro arte. Cito a casaccio: Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Simone de Beauvoir, Frida Kahlo, Emily Dickinson, David H. Lawrence, Bob Dylan, Stefano Benni, Zerocalcare, Andrea Pazienza, gli autori sconosciuti delle villanelle napoletane del XVI secolo ecc. ecc.

Riassumo quindi qualche “principio” che cerco di seguire nello scrivere e nel parlare in pubblico, come autore e artista:

1- la coerenza verso il proprio sentire, per la quale “bisogna assomigliare alle parole che si dicono” (Stefano Benni); 😉

2- la sincerità verso se stessi, che ha diverse conseguenze. Una è che, nelle priorità di un artista, “al gradino più basso è bene che ci sia la buona società e quello che si aspetta da voi” (Stephen King);

3- la concentrazione su quello che si sta facendo: “se si gioca, si gioca e basta!” (Ricordo che gli inglesi usano lo stesso verbo, to play, per “giocare, suonare o recitare”)

4- la consapevolezza che è un bene ogni tanto lasciarsi andare e non prendersi troppo sul serio…

Come citazione “visiva” finale, allego il quadro Le Vacanze di Hegel di René Magritte. Scrive il suo autore, citando il filosofo di cui era ammiratore:

‘Ho pensato che Hegel (…) sarebbe stato molto sensibile a questo oggetto che ha le due funzioni opposte: nello stesso tempo non volere acqua (l’ombrello la respinge) e volerne (il bicchiere la contiene). Sarebbe stato affascinato, penso, o divertito (come in vacanza)…”

Perciò, se possiamo, approfittiamo di questo periodo (e di altri meno preoccupanti) per prenderci una vacanza anche da noi stessi, allontanandoci dai nostri schemi abituali! Forse questo ci aiuterebbe a “vederci meglio”! Ricordiamoci che spesso “le cose si distinguono meglio in lontananza” (Italo Calvino, cito a memoria). Insomma, buon ascolto… del cuore! 😉

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C’è sempre bellezza, in ogni primavera

Le video-lezioni dei corsi di chitarra e composizione di canzoni proseguono e donano il piacere di impegnarsi per una passione.
Ma donano anche il piacere del ritrovarsi, della distanza annullata attraverso il dialogo, l’ascolto e il sorriso.

Si prosegue da casa, con timore e attenzione, perché tutti noi possiamo riprendere presto a riabbracciarci e a fare musica insieme.

“Questo facemmo noi, quando i fumi di malinconia stavano per farci smarrire… Rubammo un ramo fiorito al tempo indolente e attendemmo – senza saperlo, insieme – la nostra primavera”❤️

“Cielo e terra, non esiste distanza
dalle stelle al chiuso di questa stanza…” (da Corre Il Vento)

“(…) E cautamente, nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera” (Pablo Neruda)

C’è sempre bellezza, in ogni primavera 🌻

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” Convergenza e riequilibratura”

A cosa si pensa per combattere la paura, la solitudine, per sentirsi uniti con chi non si conosce?

A cantare, a fare musica. Si sceglie spontaneamente la “bella musica”, quella che ci fa stare bene.

In effetti, “la musica fa convergere gli stati d’animo verso un’unica emozione, donando a ciascuno l’equilibrio della libera espressione di sé” [dalla relazione al convegno “Il suono, il segno e la bellezza”, Modugno (Bari), novembre 2018]. In pratica, aziona un meccanismo che comprende “convergenza e riequilibratura” 😉

Perciò, quando chiediamo a un musicista professionista “Sì, ma poi che lavoro fai’?”, la risposta può essere: “Mi occupo di ‘convergenza’ e ‘riequilibratura’!” 😁

Questo sarà da ricordare anche “dopo”, quando ci ‘peseranno’ i 10 euro da spendere per un concerto (= musica condivisa al momento) o per un album/cd/playlist (= musica per te, quando e dove vuoi) 😊

A proposito, in questo periodo di “riposo a casa”, se potete, comprate la musica online! Darete un po’ di linfa ad un settore penalizzato già in tempi normali e una mano a chi si occupa di “convergenza e riequilibratura”. Grazie per l’ascolto! 🌻

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Canto del Tempo Arrivato

Con la poesia “Canto del Tempo Arrivato” inauguro il blog e faccio a tutti voi gli auguri per un felice 2020!

Ecco il mio augurio
per il Tempo Arrivato:
un brindisi svelato
a ‘pensiero radente’…

All’incanto imperfetto
alla passione premiata,
all’incertezza accolta
all’incostanza amata,
allo spirito appagato
alla carne ascoltata,
alla parola che ci assomiglia
al cuore che sceglie.

Alla vita che nasce speranza
alla vita che ritorna memoria,
al canto che unisce
che accoglie e che rinnova
l’abbraccio e le tue labbra
l’istante e il mio domani
lungo un’ultima traccia,
dentro una sola storia.

[da La Buona Novella E Altre Analogie, pag.57 – rif. traccia n.8 del cd]

Buon ascolto… del cuore!

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