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I FOLLETTI, LA MUSICA E LE EMOZIONI… POSSONO RENDERTI FELICE

Musica-non-musica nell’oggi, metto insieme una matroska di immagini per il “presente-futuro”

Immagine 1 – Una bimba di due anni e mezzo (come ha precisato lei stessa 😀 ) si alza improvvisamente e viene a ballare sulle note di Andiamo Via, durante la presentazione di un libro con gli amici Antonio Giampietro e Michele Condrò 😍

Immagine 2 – Alcune frasi di bambini di 4-5 anni raccolte nell’inserto del cd Niente Di Strano – il bello di un cd-audio è che si può anche da guardare, sfogliare, leggere 😉

Immagine 3 – Nei prossimi giorni tornerò a suonare dal vivo, in uno dei modi più significativi: un intervento per una serata in una comunità di accoglienza e recupero vicino Bitonto (Bari). Ci saranno note e parole tratte da La Buona Novella E Altre Analogie ☺️

Insomma, tutto questo per concludere che “i folletti, la musica e le emozioni ‘non esistono’ (cioè non li puoi toccare). Però ‘ci sono’ e, se riesci a ‘sentirli’, possono renderti felice!” 🌻

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Pubblicato sui social lunedì 8 giugno 2020, il giorno del funerale:

Ringraziamenti per giuseppe laccone, mio padre

Ho imparato che la musica (suonata o ascoltata) e le parole (scritte o parlate) possono aiutare nel dolore, quindi provo a scrivere adesso…

Ad alzarmi all’ora in cui ho cominciato a scrivere (le 4.30), dopo poche ore di sonno, per ripetere una lezione, per preparare un esame, per scrivere una lettera, per lavorare a una musica, me lo hanno insegnato mia madre e mio padre.

Giuseppe, il “medico delle piante” – avevo imparato da piccolo a descrivere così il suo mestiere -, faceva lo stesso, quando preparava una relazione nello studio di casa o quando si alzava per trovarsi già all’alba nelle campagne di Puglia, Basilicata, Calabria, Molise, per i controlli o le direttive su come difendere le colture. Lo ha fatto fino a qualche anno fa (se n’è andato sabato scorso a 94 anni)

Mia madre si svegliava quando mi sentiva alzare di notte per studiare, spesso andava in cucina in silenzio per preparare il latte e il caffè. A volte, quando mi diceva “Ma è troppo presto, ti alzi dopo” io rispondevo “Anche il babbo di là sta scrivendo” e chiudevo subito il discorso (anche se sapevo che la “protesta” di mia madre era solo “formale”) â˜ºï¸

Insomma, che sia “giusto” alzarsi presto per fissare le idee, per svolgere un lavoro (e per aiutare gli altri in silenzio), l’ho imparato in famiglia. Ogni volta che non mi pongo problemi di orario per riflettere e per scrivere, ogni volta che mi accorgo di aver svolto bene una quantità notevole di lavoro senza pensarci, sorrido e mi viene in mente mio padre.

“Passione nel lavoro”, “franchezza e coerenza”, “padronanza della materia”, “sempre sorridente”, “capacità di sintesi e di farsi capire da chiunque”, “mi ha insegnato un sacco di cose”, “forte tempra e orgoglio”, “sempre in prima fila”, “una persona straordinaria”… Queste sono le parole su mio padre che hanno ripetuto tutte le persone (amici, colleghi, professori universitari, responsabili di tv e di associazioni nazionali, professionisti ex-studenti) che sono venuti a trovarlo e che mi hanno alleviato il tempo passato nella camera mortuaria dell’Ospedale Mater Dei di Bari tra sabato e domenica. GRAZIE a tutti voi, oltre che per le parole di ammirazione per Giuseppe, anche per il vostro conforto! â¤ï¸

GRAZIE a chi ha dedicato un pensiero, una preghiera, un sorriso, qualche parola per farsi sentire vicino â¤ï¸ GRAZIE a Vittorio Filì, presidente ARPTRA, per le foto con mio padre che vedete qui
GRAZIE in anticipo a chi non lo sa ancora e lo farà nei prossimi giorni â¤ï¸
E GRAZIE a chi sento sempre vicino â¤ï¸

Il modo migliore per rappresentare i nostri cari è, secondo me, proseguire con determinazione nella vita, cercando di dare il meglio di noi stessi sempre, in qualunque cosa. Con passione, impegno e bontà d’animo.

Come ti ho detto ieri… “Ciao papà. E grazie!” ðŸŒ»

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Festa della mamma, della chitarra e del libro a modugno

L’importante non è ‘fare’ bella musica, è ‘essere’ musica bella per sé e per gli altri

In questi giorni di precauzioni per il virus Covid-19, si sarebbe tenuta a Modugno, vicino Bari, la Festa della Mamma, della Musica e delle Parole 😉, fatta di brani eseguiti da corsisti e professionisti, di mamme che offrono cibo e sorrisi e di letture emozionanti di libri e poesie. Per me rappresenta un incontro dai tanti colori e significati sin dalla sua origine. La festa nasce infatti da un episodio quasi fiabesco. Anzi, comincio a narrarlo con la formula tipica delle fiabe…

C’era una volta un luogo di incontro e dialogo a disposizione di chiunque, il “bancone di accoglienza” del Palazzo della Cultura di Modugno. Dietro quel bancone, potrei dire per una sua scelta di vita, ci trovavi l’ex farmacista del paese, Fulvia Del Zotti.

Fulvia era tra i responsabili, tra l’altro, dell’Università della Terza Età e Tempo Libero “F. Del Zotti” di Modugno, dove tengo a tutt’oggi un corso di musica e di chitarra d’insieme (ora con le video-lezioni).

Un giorno, l’8 marzo del 2012, mi trovo a passare di lì con la mia chitarra e decido di fare una sorpresa a Fulvia, un regalo per la Festa della Donna: una canzone! Sapevo infatti che Fulvia è una di quelle (rare) persone a cui puoi fare un dono così, fatto solo di emozioni e sorrisi, tanto prezioso quanto impalpabile.

Così le canto Piazza Grande, un brano che sapevo che lei amava (e che sarebbe stato fondamentale pochi giorni dopo, in un concerto incredibile – ma questa è un’altra storia 😅 )

Al termine, Fulvia mi fa: “Senti, perché non ti inventi qualcosa da fare qui, nel Palazzo della Cultura, per la festa della mamma?“. La guardo e penso al suo modo, al contempo umile e fiero, di essere donna e alla sua capacità di dialogare alla pari con tutti, compresa sua figlia – a proposito, ciao Vivianaaa! Smack! – Così le propongo di organizzare insieme, come Empateya e UTE, una festa che si occupa “del cuore (l’essere mamma), delle mani (il suonare la chitarra) e della mente (la lettura di un libro)“. Lei approva subito l’idea e mi dice che ne parlerà alla presidente, Maria Pia Corrado, agli altri coordinatori e alle donne dell’UTE, perché organizzino anche un buffet.

Così ha luogo, domenica 13 maggio 2012, la prima “Festa della Mamma, della Chitarra e del Libro”, che si è tenuta ogni anno a maggio. Perciò quest’anno, come “Festa della Mamma, della Musica e delle Parole“, sarebbe giunta alla sua 9a edizione. Ma c’è ancora tempo… 😉

Fulvia ha visto fisicamente solo la prima edizione di questo evento. Ma è anche per lei, per l’esempio che continua a dare grazie alla “memoria condivisa”, che si rinnova l’energia positiva che ci permetterà, a tempo debito, di rivivere questa festa nel suo senso più pieno 😊

Così, quando sarà possibile, avrò ancora il piacere di stare insieme a un gruppo di ragazzi, di giovani, di donne e di signori che hanno scelto di dedicare tempo ed energie vitali non solo per “fare” musica, quanto per “essere” bella musica, per sé e per gli altri.

Ne approfitto per ringraziare tutti coloro che, secondo me, fanno parte dello spirito di questa festa: l’UTE “F. Del Zotti” di Modugno, nella figura del suo presidente Tommaso Laviosa e, prima ancora, di Maria Pia Corrado; Lilly, Viviana e la famiglia di Fulvia, i corsisti UTE e tutti i vari partecipanti, musicisti e non, compresi i responsabili regionali e nazionali dell’Ass. Naz. Sociologi e dell’Ass. Naz. Di Azione Sociale – rispettivamente Ivan Iacovazzi e Luigi Favia – che hanno avuto la sensibilità e la disponibilità di sostenerla negli anni. Loro e tanti altri contribuiscono a fare musica bella, musica di vita. Grazie! 🌻

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Festa del 1 Maggio – Ai “lavoratori per l’umanità

Nella speranza, nell’attesa o nel riposo dal lavoro, riporto le parole di un personaggio del nostro tempo, che parlano di sobrietà e libertà.

“I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: ‘povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più!’.

I miei compagni lavoratori lottarono tanto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo le 6 ore. Ma quello che lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora più di prima. Perché? Perché deve pagare una quantità di rate: la moto, l’auto, e paga una quota e un’altra e un’altra e quando si ricorda [di chi ama] è un vecchio reumatico al quale già gli è passata la vita davanti! E allora uno si fa questa domanda: questo è il destino della vita umana? […]

La mia idea di vita è la ‘sobrietà’. Concetto ben diverso da ‘austerità’, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco.Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo “libertà”

😊

E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere.”

(parole di José “Pepe” Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015 – nella foto, insieme a Papa Francesco)

Auguri a tutti coloro che, nonostante le difficoltà, fanno della propria attività uno strumento di libertà e armonia del vivere! Buon 1 Maggio!

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La gabbianella e l’uomo che ci ha incitato a volare

“… E poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza [del campanile] di San Michele”

[citazione ripresa da IL MUSILIBRO trasmesso il 22 aprile] Grazie a Luis Sepulveda per il volo che ha donato non solo alla gabbianella Fortunata, ma a tutti noi… Ricordandoci che “vola solo chi osa farlo”.

Ora che anche lui vola libero, mentre le sue parole scritte diventano emozioni condivise, la mia “gabbia invisibile” mi ricorda l’importanza della letteratura, della musica e delle altre arti in ogni momento difficile. Sostenerle, acquistando ad es. musica e libri – e scegliendo con accortezza il suono, le parole, il dipinto, il gesto da ‘premiare’ – non è fare un’elemosina a qualcun altro, è mantenere in vita la nostra parte più preziosa: il cuore.

“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie [oppure suoniamo, dipingiamo, danziamo ecc.] perché siamo membri della razza umana… E la razza umana è piena di passione! Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento… Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita!” [dal film “L’Attimo Fuggente”]

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Da “Pazzi Al Microfono” a “Il Musilibro”: una vacanza dall’isolamento

In questo periodo di “isolamento preventivo da Covid-19”, oltre che in qualche intervista, sono presente su web-tv, ogni settimana, nei programmi Pazzi Al Microfono (lunedì, mercoledì e sabato alle 19.30 circa 😉 ) e nelle repliche de Il Musilibro.(mercoledì alle 22.00 precise 😀 ).

I contenuti dei due programmi sono molto diversi: Il Musilibro unisce, in musica&parole, una canzone con un libro, ha uno stile discorsivo ma “quasi letterario”; Pazzi Al Microfono, invece, ha uno stile goliardico, in cui si parla (e si suona) “a ruota libera”, spesso per il puro gusto di divertirsi e senza troppi perbenismi. In qualche messaggio mi è stato chiesto di spiegare cosa mi ha portato, come autore e musicista, a far coesistere due modi di espressione quasi in contrasto tra loro, che il mercoledì vanno in onda praticamente di seguito su Rado Dee Jay Team Web. Provo a farlo qui, ringraziando innanzitutto gli ascoltatori che mi seguono musicalmente e mi hanno dato occasione di riflettere su questo argomento!

In Pazzi Al Microfono mi trovo circondato da volti giocosi, in reazione alla situazione di preoccupazione che ci coinvolge tutti. Immagino di rivolgermi idealmente alle “solitudini di periferia” e, di conseguenza, accolgo anche un “linguaggio di periferia”. Il dialogo è fatto, a volte, di memorie di strada ascoltate (non ho vissuto direttamente le “strade di periferia”) e memorie di scuola fatte di pagine lette e scritte, amici, canzoni sotto la luna, ma anche memorie di “eccedenze ormonali” e scoperta della “comunicazione sessuale” – esiste anche quella, ovviamente 🙂

Tutto questo per me si collega alle cose che scrivo e canto nei libri e nei cd pubblicati (o da pubblicare), nelle opere teatrali, nei concerti da cantautore, attraverso la sincerità nelle memorie e la coerenza nelle parole. Significa, in pratica, riportare sia la luce che l’ombra nei ricordi (altrimenti è meglio “glissare”) ed esprimere il proprio pensiero senza sforzarsi di essere conformi al “pensiero comune consentito”. Per un artista, “esserci” in ciò che esprime, senza paura, ritengo sia un “esercizio di vita” fondamentale…

Me lo hanno insegnato molti artisti che ho “incontrato” attraverso i libri e la loro arte. Cito a casaccio: Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Simone de Beauvoir, Frida Kahlo, Emily Dickinson, David H. Lawrence, Bob Dylan, Stefano Benni, Zerocalcare, Andrea Pazienza, gli autori sconosciuti delle villanelle napoletane del XVI secolo ecc. ecc.

Riassumo quindi qualche “principio” che cerco di seguire nello scrivere e nel parlare in pubblico, come autore e artista:

1- la coerenza verso il proprio sentire, per la quale “bisogna assomigliare alle parole che si dicono” (Stefano Benni); 😉

2- la sincerità verso se stessi, che ha diverse conseguenze. Una è che, nelle priorità di un artista, “al gradino più basso è bene che ci sia la buona società e quello che si aspetta da voi” (Stephen King);

3- la concentrazione su quello che si sta facendo: “se si gioca, si gioca e basta!” (Ricordo che gli inglesi usano lo stesso verbo, to play, per “giocare, suonare o recitare”)

4- la consapevolezza che è un bene ogni tanto lasciarsi andare e non prendersi troppo sul serio…

Come citazione “visiva” finale, allego il quadro Le Vacanze di Hegel di René Magritte. Scrive il suo autore, citando il filosofo di cui era ammiratore:

‘Ho pensato che Hegel (…) sarebbe stato molto sensibile a questo oggetto che ha le due funzioni opposte: nello stesso tempo non volere acqua (l’ombrello la respinge) e volerne (il bicchiere la contiene). Sarebbe stato affascinato, penso, o divertito (come in vacanza)…”

Perciò, se possiamo, approfittiamo di questo periodo (e di altri meno preoccupanti) per prenderci una vacanza anche da noi stessi, allontanandoci dai nostri schemi abituali! Forse questo ci aiuterebbe a “vederci meglio”! Ricordiamoci che spesso “le cose si distinguono meglio in lontananza” (Italo Calvino, cito a memoria). Insomma, buon ascolto… del cuore! 😉

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C’è sempre bellezza, in ogni primavera

Le video-lezioni dei corsi di chitarra e composizione di canzoni proseguono e donano il piacere di impegnarsi per una passione.
Ma donano anche il piacere del ritrovarsi, della distanza annullata attraverso il dialogo, l’ascolto e il sorriso.

Si prosegue da casa, con timore e attenzione, perché tutti noi possiamo riprendere presto a riabbracciarci e a fare musica insieme.

“Questo facemmo noi, quando i fumi di malinconia stavano per farci smarrire… Rubammo un ramo fiorito al tempo indolente e attendemmo – senza saperlo, insieme – la nostra primavera”❤️

“Cielo e terra, non esiste distanza
dalle stelle al chiuso di questa stanza…” (da Corre Il Vento)

“(…) E cautamente, nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera” (Pablo Neruda)

C’è sempre bellezza, in ogni primavera ðŸŒ»

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” Convergenza e riequilibratura”

A cosa si pensa per combattere la paura, la solitudine, per sentirsi uniti con chi non si conosce?

A cantare, a fare musica. Si sceglie spontaneamente la “bella musica”, quella che ci fa stare bene.

In effetti, “la musica fa convergere gli stati d’animo verso un’unica emozione, donando a ciascuno l’equilibrio della libera espressione di sé” [dalla relazione al convegno “Il suono, il segno e la bellezza”, Modugno (Bari), novembre 2018]. In pratica, aziona un meccanismo che comprende “convergenza e riequilibratura” 😉

Perciò, quando chiediamo a un musicista professionista “Sì, ma poi che lavoro fai’?”, la risposta può essere: “Mi occupo di ‘convergenza’ e ‘riequilibratura’!” 😁

Questo sarà da ricordare anche “dopo”, quando ci ‘peseranno’ i 10 euro da spendere per un concerto (= musica condivisa al momento) o per un album/cd/playlist (= musica per te, quando e dove vuoi) 😊

A proposito, in questo periodo di “riposo a casa”, se potete, comprate la musica online! Darete un po’ di linfa ad un settore penalizzato già in tempi normali e una mano a chi si occupa di “convergenza e riequilibratura”. Grazie per l’ascolto! 🌻

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Canto del Tempo Arrivato

Con la poesia “Canto del Tempo Arrivato” inauguro il blog e faccio a tutti voi gli auguri per un felice 2020!

Ecco il mio augurio
per il Tempo Arrivato:
un brindisi svelato
a ‘pensiero radente’…

All’incanto imperfetto
alla passione premiata,
all’incertezza accolta
all’incostanza amata,
allo spirito appagato
alla carne ascoltata,
alla parola che ci assomiglia
al cuore che sceglie.

Alla vita che nasce speranza
alla vita che ritorna memoria,
al canto che unisce
che accoglie e che rinnova
l’abbraccio e le tue labbra
l’istante e il mio domani
lungo un’ultima traccia,
dentro una sola storia.

[da La Buona Novella E Altre Analogie, pag.57 – rif. traccia n.8 del cd]

Buon ascolto… del cuore!

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